Canterò in eterno la Misericordia del Signore. Diario - Sr. Faustina
I° QUADERNO
O Amore Eterno, ordini di dipingere la Tua santa immagine E ci sveli la fonte inconcepibile della Misericordia. Tu benedici chi si avvicina ai Tuoi raggi, Ed all'anima nera dai il candore della neve. O Gesù dolce, hai eretto qui il trono della Tua Misericordia, Per aiutare i peccatori e ridar loro la gioia. Dal Tuo Cuore squarciato, come da limpida fonte, Sgorga il conforto per le anime ed i cuori contriti. Erompe senza posa dal cuore degli uomini L'onore e la gloria per questa Immagine. Ogni cuore inneggi alla Divina Misericordia In ogni momento e nei secoli dei secoli. Dio Mio Se guardo verso il futuro, m'investe la paura, Ma perché inoltrarsi nel futuro? Mi è cara soltanto l'ora presente, Perché il futuro forse non albergherà nella mia anima. Il tempo passato non è in mio potere Per cambiare, correggere od aggiungere qualche cosa. Né i sapienti, né i profeti han potuto far questo. Affidiamo pertanto a Dio ciò che appartiene al passato. O momento presente, tu mi appartieni completamente, Desidero utilizzarti per quanto è in mio potere, E nonostante io sia piccola e debole, Mi dai la grazia della tua onnipotenza. Perciò, confidando nella Tua Misericordia, Avanzo nella vita come un bambino, Ed ogni giorno Ti offro il mio cuore Infiammato d'amore per la Tua maggior gloria.
G.M.G. DIO E ANIME.
O Re di Misericordia, guida la mia anima Suor M. Faustina
del SS.mo Sacramento Wilno, 28.VII.1934 O Gesù mio, con fiducia verso
di Te Intreccio migliaia di corone e so Che fioriranno tutte, E so che fioriranno
tutte, quando le illuminerà il Sole Divino.
O
grande Divin Sacramento, Che nascondi il mio Dio, O Gesù, resta con me
ogni momento, Ed il mio cuore non sarà preso dal timore.
G.M.G. Wilno, 28.VII.1934 Primo fascicolo DIO E LE ANIME
Sii adorata, o Santissima Trinità, ora e in ogni tempo. SIi adorata
in tutte le Tue opere e in tutte le Tue creature. Ammirata ed esaltata la grandezza
della Tua Misericordia, o Dio. Debbo prender nota 4 degli incontri della mia
anima con Te, o Dio, nei momenti particolari delle Tue visite. Debbo scrivere
di Te, o Incomprensibile nella Misericordia verso la povera anima mia. La Tua
santa volontà è la vita della mia anima. Ho avuto quest'ordine
da chi Ti sostituisce per me, o Dio, qui in terra e m'insegna la Tua santa volonta.
Vedi, Gesù, com'è difficile per me scrivere e che non so descrivere
chiaramente ciò che provo in fondo all'anima. O Dio, può forse
la penna descrivere cose per le quali talvolta non esistono nemmeno le
parole? Ma, o Dio, mi ordini di scrivere; questo mi basta.
Varsavia, I.VIII.1925 L'INGRESSO IN CONVENTO.
Fin
dall'età di sette anni avvertii la suprema chiamata di Dio, la grazia
della vocazione alla vita religiosa. A sette anni intesi per la prima volta
la voce di Dio nella mia anima, cioè la chiamata ad una vita più
perfetta, ma non sempre ubbidii alla voce della grazia. Non incontrai nessuno
che mi chiarisse queste cose. Diciottesimo anno di vita; insistente richiesta
ai genitori del permesso di entrare in convento; rifiuto categorico dei genitori.
Dopo tale rifiuto mi diedi alle vanità della vita,
non rivolgendo alcuna attenzione alla voce della grazia, sebbene l'anima mia
/ non trovasse soddisfazione in nulla. Il richiamo continuo della grazia era
per me un gran tormento, però cercavo di soffocarlo con i passatempi.
Evitavo d'incontrarmi con Dio intimamente e con tutta l'anima mi rivolgevo verso
le creature. Ma fu la grazia di Dio ad avere il sopravvento nella mia anima.
Una volta ero andata ad un ballo con una delle mie sorelle. Quando tutti si
divertivano moltissimo, l'anima mia cominciò a provare intimi tormenti.
Al momento in cui cominciai a ballare, scorsi improvvisamente Gesù accanto
a me, Gesù flagellato, spogliato delle vesti, tutto coperto di ferite,
che mi disse queste parole: « Quanto tempo ancora ti dovrò sopportare?
Fino a quando mi ingannerai?». All'istante si spense l'allegro suono
della musica; scomparve dalla mia vista la compagnia in cui mi trovavo. Rimanemmo
soli Gesù e io. Mi sedetti accanto alla mia cara sorella, facendo passare
per un mal di testa quanto era accaduto dentro di me. Poco dopo abbandonai la
compagnia e la sorella senza farmi scorgere e andai nella cattedrale di
S. Stanislao Kostka. Era quasi buio. Nella cattedrale c'erano poche persone.
Senza badare affatto a quanto accadeva intorno, mi prostrai, le braccia stese,
davanti al SS.mo Sacramento e chiesi al Signore che si degnasse di farmi conoscere
ciò che dovevo fare. Udii allora queste parole: « Parti immediatamente
per Varsavia; là entrerai in convento ». Mi alzai dalla preghiera,
andai a casa e sbrigai le cose indispensabili. Come potei, misi al corrente
mia sorella di quello che era avvenuto nella mia anima, le chiesi di salutare
i genitori e così, con un solo vestito, senza nient'altro, arrivai a
Varsavia. Quando scesi dal treno e vidi che ciascuno andava per la sua strada,
fui presa dalla paura: che fare? ove rivolgermi, dal momento che non conoscevo
nessuno? E dissi alla Madre di Dio: « Maria, fammi strada, guidami Tu!
». Immediatamente udii dentro di me queste parole: di andare fuori dalla
città in un villaggio, dove avrei trovato un alloggio sicuro per la notte.
Feci così, e trovai tutto come la Madre di Dio mi aveva detto. Il giorno
dopo di buon mattino feci ritorno in città ed entrai nella prima chiesa
che mi si parò dinanzi. Qui mi misi a pregare, per conoscere che cosa
volesse ancora Iddio da me. Le SS. Messe si susseguivano una dietro l'altra.
Durante una di queste, mi sentii dire: « Va' da questo sacerdote e spiegagli
ogni cosa; egli ti dirà quello che dovrai fare ». Terminata la
S. Messa, / entrai nella sacrestia e gli raccontai tutto ciò che era
accaduto nell'anima mia, pregandolo di indicarmi dove entrare, in quale convento.
In un primo momento il sacerdote rimase sorpreso, tuttavia mi raccomandò
d'aver molta fiducia perché Iddio avrebbe continuato a provvedere. «
Nel frattempo - egli disse - ti manderò da una pia signora, presso la
quale potrai restare fino al giorno del tuo ingresso in un convento ».
Quando mi presentai a quella signora, mi ricevette con grande affabilità.
In quel tempo cominciai a cercare un convento, ma a qualsiasi porta ebbi a bussare,
incontrai un netto rifiuto.14 Il dolore attanagliava il mio cuore e dissi al
Signore Gesù: « Aiutami. Non lasciarmi sola ». Bussai infine
alla nostra porta. Quando mi venne incontro la Madre Superiora, l'attuale M.
Generale Suor Michaela, dopo un breve colloquio mi disse di andare dal Padrone
di casa e domandargli se mi accoglieva. Capii subito che dovevo chiederlo al
Signore Gesù. Tutta felice mi recai in cappella e chiesi a Gesù:
« Padrone di questa casa, sei disposto ad accettarmi? Una delle suore
di qui m'ha mandata da Te con tale domanda». Immediatamente udii questa
voce: « Ti accolgo; sei nel Mio Cuore ». Quando tornai dalla cappella,
la Madre Superiora mi chiese prima di tutto: « Ebbene, il Signore ti ha
accettata? ». « Si », le risposi. Ed essa: « Se ti ha
accettata il Signore, t'accetterò anch'io ». Fu così ch'io
venni ammessa in convento. Per varie ragioni tuttavia dovetti rimanere nel mondo
per più d'un anno ancora, presso quella pia signora. A casa mia però,
non feci più ritorno. In quel periodo dovetti lottare contro molte difficoltà,
ma Dio non mi risparmiò la sua grazia e cominciò ad invadermi
sempre più la nostalgia di Dio. La signora che mi ospitava, per quanto
fosse molto devota, non comprendeva però la felicità della vita
religiosa e, nella sua schietta semplicità, cominciò a prospettarmi
altri progetti di vita, ma io sentivo di avere un cuore così grande,
che nulla avrebbe potuto colmano. Mi rivolsi allora verso Dio con tutta la mia
anima assetata di Lui. Fu durante l'ottava del Corpus Domini. Dio inondò
l'anima mia di una luce interiore tale da farmeLo riconoscere più profondamente
come il sommo bene e la suprema bellezza. Compresi quanto Dio mi amasse: dall'eternità
il suo amore per me! Fu durante i vespri; con le parole semplici che mi sgorgavano
dal cuore, feci a Dio / voto di castità perpetua. Da quel momento provai
una maggiore intimità con Dio, mio Sposo; da quel momento costruii nel
mio cuore una celletta dove m'incontravo sempre con Gesù. Venne finalmente
il momento in cui s'aprì per me la porta del convento. Era la sera del
primo agosto, vigilia della Madonna degli Angeli. Mi sentivo infinitamente felice;
mi pareva di essere entrata nella vita del paradiso. Dal mio cuore erompeva,
unica, la preghiera della gratitudine. Dopo tre settimane però, m'accorsi
che qui era così poco il tempo dedicato all'orazione e che c'erano molte
altre cose che mi spingevano nell'intimo ad entrare in un convento di regola
più stretta. Tale pensiero prendeva sempre più forza dentro di
me, ma non era questa la volotità di Dio. Tuttavia quel pensiero, cioè
quella tentazione si consolidava sempre più, tanto che un giorno
decisi di parlarne con la Madre Superiora e di uscire decisamente dal convento.
Tuttavia Iddio diresse le circostanze in modo tale che non potei accedere alla
Madre Superiora. Prima di andare a riposare, entrai nella cappellina e domandai
a Gesù di illuminarmi su questo problema; ma non ottenni nulla nel mio
intimo; solo s'impadronì di me una strana inquietudine che non riuscii
a comprendere. Tuttavia, nonostante tutto, mi proposi di rivolgermi alla Madre
Superiora di primo mattino, subito dopo la S. Messa e comunicarle la decisione
presa. Andai verso la cella; le suore erano già coricate e le luci spente.
Entrai, angosciata e insoddisfatta, nella cella. Non sapevo più che fare.
Mi buttai a terra e cominciai a pregare con fervore per conoscere la volontà
di Dio. Dappertutto silenzio, come in un tabernacolo. Tutte le suore, simili
a bianche ostie rinchiuse dentro il calice di Gesù, riposavano e
solo dalla mia cella Iddio udiva il gemito di un'anima. Non sapevo che, senza
autorizzazione, non era consentito pregare nelle celle dopo le nove di sera.
Dopo un momento, nella mia cella si fece un chiarore e vidi sulla tenda il volto
di Gesù molto addolorato. Piaghe vive su tutto il Volto e grosse lacrime
cadevano sulla coperta del mio letto. Non sapendo che cosa tutto ciò
potesse significare, domandai a Gesù: « Gesù, chi ti ha
causato un simile dolore? ». E Gesù rispose: « Tu Mi causerai
un simile dolore, se uscirai da questo ordine. È qui che t'ho chiamata
e non altrove e ho preparato per te molte grazie ». Domandai perdono
a Gesù e mutai all'istante la decisione che avevo presa. Il giorno dopo
ci fu la nostra confessione. Raccontai tutto quello che era avvenuto nella mia
anima ed il confessore mi rispose che era evidente in ciò la volontà
di Dio, che dovevo rimanere in questa Congregazione e che non dovevo nemmeno
pensare ad un altro ordine. Da quel momento mi sento sempre felice e contenta.
Poco tempo dopo mi ammalai. La cara Madre Superiora mi mandò, assieme
ad altre due suore, a passare le vacanze a Skolimòw, un po' fuori Varsavia.
In quel tempo domandai al Signore Gesù: « Per chi ancora devo pregare?
». Gesù mi rispose che la notte seguente m'avrebbe fatto conoscere
per chi dovevo pregare. Vidi l'Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo.
In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una
folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma
senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che
bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò
un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento.
Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l'ardente
desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le
anime chiamano Maria « Stella del Mare ». Ella reca loro refrigerio.
Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi
fece cenno d'uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii
nel mio intimo una voce che disse: « La Mia Misericordia non vuole
questo, ma lo esige la giustizia ». Da allora sono in rapporti più
stretti con le anime sofferenti del purgatorio. Fine del postulato 29.IV.1926.
I superiori mi mandarono a Cracovia per il noviziato. Una gioia inimmaginabile
regnava nella mia anima. Quando arrivammo in noviziato, stava morendo Suor.
Qualche giorno dopo Suor... viene da me e mi ordina di andare dalla Madre Maestra
a dirle di chiedere al suo confessore, Don Rospond, di celebrare una S. Messa
per lei con l'aggiunta di tre giaculatorie. In un primo momento acconsentii,
ma il giorno dopo pensai di non andare dalla Madre Maestra, poiché non
capivo bene se si era trattato di un sogno o dii realtà. E non andai.
La notte seguente si ripeté la stessa cosa in modo più chiaro,
per cui non ebbi più alcun dubbio. Malgrado ciò la mattina decisi
di non parlarne ancora alla Maestra. «Gliene parlerò soltanto quando
la vedrò durante il giorno ». Ad un tratto incontrai nel corridoio
quella suora defunta; mi rimproverò di non essere andata subito ed una
grande inquietudine s'impadronì della mia anima. Allora corsi immediatamente
dalla Madre Maestra e le raccontai tutto l'accaduto. La Madre mi rispose che
avrebbe provveduto. Nella mia anima ritornò subito la pace. Il terzo
giorno quella suora tornò di nuovo e mi disse: « Iddio gliene renda
merito ». Al momento della vestizione, Dio mi fece conoscere quanto avrei
dovuto soffrire. Vidi chiaramente a che cosa mi stavo impegnando. Fu questione
di un attimo di tale sofferenza; poi il Signore inondò nuovamente l'anima
mia con grandi consolazioni. Verso la fine del primo anno di noviziato, cominciò
a farsi scuro nella mia anima. Non provo alcuna soddisfazione nella preghiera;
la meditazione per me è una gran fatica; la paura comincia ad impossessarsi
di me. Penetro a fondo nel mio intimo e non vi scorgo nulla, all'infuori di
una grande miseria. Vedo anche chiaramente la grande santità di Dio;
non oso alzare gli occhi fino a Lui, ma mi prostro nella polvere ai Suoi piedi
e méndico la Sua Misericordia. Passò così circa la metà
dell'anno, ma lo stato della mia anima non cambiò affatto. La nostra
cara Madre Maestra m'infuse coraggio in quei momenti difficili. Ciò nonostante
questa mia sofferenza aumenta sempre più. Si avvicina il secondo anno
di noviziato. Al pensiero che debbo fare i voti, la mia anima rabbrividisce.
Qualunque cosa legga, non la comprendo; non sono in grado di meditare.
Mi sembra che la mia preghiera non sia gradita a Dio. Quando mi accosto ai santi
Sacramenti, mi pare di offendere ancor di più Dio. Il confessore però
non mi ha permesso di tralasciare nemmeno una sola volta la S. Comunione. Dio
operava in modo singolare nella mia anima. Non capivo assolutamente nulla
di quello che mi diceva il confessore. Le più semplici verità
della fede mi erano divenute del tutto incomprensibili. La mia anima si tormentava
non trovando soddisfazione da nessuna parte. In un certo momento mi venne una
forte idea di essere respinta da Dio. Questo pensiero spaventoso mi trafisse
l'anima da parte a parte; per questa sofferenza la mia anima cominciò
ad agonizzare. Volevo morire e non potevo. Mi venne il pensiero: « A che
scopo cercare di acquistare le virtù? Perché mortificarsi, se
tutto ciò non è gradito a Dio? ». Quando ne parlai con la
Madre Maestra, ricevetti questa risposta: « Sappia, sorella, che Iddio
la destina ad una grande santità. È un segno che Dio la vuole
in paradiso, molto vicino a Sé. Sorella, abbia molta fiducia nel Signore
Gesù ». Il tremendo pensiero di essere respinti da Dio è
il tormento che in realtà soffrono i dannati. Mi rifugiai nelle Piaghe
di Gesù. Ripetevo parole di speranza, ma quelle parole divennero per
me un tormento ancora maggiore. Andai davanti al SS.mo Sacramento e cominciai
a dire a Gesù: « Gesù, Tu hai detto che è più
facile che una madre dimentichi il bambino che allatta, piuttosto che Iddio
dimentichi una Sua creatura e se pure essa lo dimenticasse, Io Dio non dimenticherò
la Mia creatura. Senti, Gesù, come geme la mia anima? Ascolta i vagiti
strazianti della Tua bambina. Ho fiducia in Te, o Dio, poiché il cielo
e la terra passeranno, ma la Tua Parola dura in eterno». Però non
trovai sollievo nemmeno per un istante. Un giorno, subito dopo la sveglia, mentre
mi metto alla presenza di Dio, incomincia ad assalirmi la disperazione. Buio
estremo nella mia anima. Ho lottato come ho potuto fino a mezzogiorno. Nelle
ore pomeridiane cominciò ad impossessarsi di me un vero terrore di morte;
mi cominciarono a venir meno le forze fisiche. Rientrai in fretta nella cella
e mi gettai in ginocchio davanti al Crocifisso e cominciai ad implorare misericordia.
Gesù però non ascolta le mie grida. Sento che mi vengono a mancare
del tutto le forze fisiche; cado a terra; la disperazione si è impadronita
della mia anima. Sto vivendo pene infernali che realmente non differiscono in
nulla da quelle dell'inferno. Sono rimasta in quello stato per tre quarti d'ora.
Avrei voluto andare dalla Maestra - non ne ebbi la forza. Volevo gridare - la
voce mi venne a mancare. Per fortuna però entrò nella cella una
suora. Quando mi vide in quello stato così fuori dal normale, avverti
subito la Maestra. La Madre venne subito. Appena entrò nella cella, disse
queste parole: « In virtù della santa obbedienza, le chiedo di
alzarsi da terra ». Immediatamente una forza misteriosa mi sollevò
da terra e mi trovai in piedi accanto alla cara Maestra. Con parole affettuose
mi spiegò che quella era una prova mandata da Dio: « Sorella, abbia
tanta fiducia; Iddio è sempre Padre, anche quando mette alla prova ».
Tornai ai miei doveri, come se fossi uscita dalla tomba. I miei sensi erano
come impregnati di ciò che aveva sperimentato la mia anima. Durante la
funzione serale la mia anima cominciò ad agonizzare in un buio spaventoso.
Sento che sono in balia del Dio Giusto e che sono oggetto del Suo sdegno. In
quei terribill momenti ho detto a Dio: « O Gesù, che nel Vangelo
Ti paragonasti alla più tenera delle madri, ho fiducia nella Tua Parola,
poiché Tu sei la verità e la vita. Gesù, confido in Te
contro ogni speranza, contro ogni sentimento, che ho nel mio intimo ed è
contrario alla speranza. Fa' di me quello che vuoi; non mi allontanerò
da Te, poiché Tu sei la sorgente della mia vita ». Quanto sia tremendo
questo tormento dell'anima, lo può capire soltanto chi ha provato su
di sé simili momenti. Nella notte mi fece visita la Madonna con in braccio
il Bambino Gesù. La mia anima fu piena di gioia e dissi: « O Maria,
Madre mia, lo sai quanto terribilmente soffro? ». E la Madonna mi rispose:
« Lo so quanto soffri, ma non temere, io partecipo e parteciperò
sempre alla tua sofferenza ». Sorrise amabilmente e scomparve. Immediatamente
nella mia anima ritornò la forza e tanto coraggio. Questo però
durò soltanto un giorno. Sembrava quasi che l'inferno avesse congiurato
contro di me. Un odio tremendo cominciò ad insinuarsi nella mia anima,
un odio contro tutto ciò che è santo e divino. Mi sembrava che
questi tormenti dello spirito dovessero far parte per sempre della mia esistenza.
Mi rivolsi pertanto al Santissimo Sacramento e dissi a Gesù: «
O Gesù, Sposo della mia anima, non vedi che la mia anima sta morendo
andando a Te? Come puoi nasconderTi così ad un cuore che Ti ama con tanta
sincerità? Perdonami Gesù; si compia in me la Tua santa volontà.
Soffrirò in silenzio, come una colomba, senza lamentarmi. Non permetterò
al mio cuore nemmeno un solo gemito di doloroso lamento ». Fine del noviziato.
Le sofferenze non diminuiscono affatto. Debolezza fisica; dispensa da tutte
le pratiche di pietà, o meglio loro sostituzione con giaculatorie. Venerdì
Santo. Gesù attrae il mio cuore nel centro infuocato dell'amore. Ciò
è avvenuto durante l'adorazione serale. Improvvisamente la presenza di
Dio s'impadronì di me. Dimenticai ogni cosa. Gesù mi fa conoscere
quanto ha sofferto per me. Questo durò molto brevemente. Una nostalgia
tremenda. Un desiderio ardente di amare Dio. I prirsi voti. Un ardente desiderio
di annientarmi per Dio mediante un amore attivo, ma che sfugga all'occhio
anche delle suore che mi stanno più vicino. Anche dopo i voti però
l'oscurità continuò a regnare nella mia anima fino a circa metà
dell'anno. Durante la preghiera Gesù penetrò tutta l'anima mia.
L'oscurità scomparve. Udii nell'intimo queste parole: «Tu sei
la Mia gioia, tu sei delizia del Mio cuore ». Da quel momento percepli
nel cuore, cioè nel mio intimo, la Santissima Trinità. In maniera
sensibile mi sentii inondata di luce divina. Da allora la mia anima vive in
intimità con Dio, come un bimbo col proprio padre affezionato. Una volta
Gesù mi disse: « Va' dalla Madre Superiora e pregala di autorizzarti
a portare il cilicio per sette giorni e durante la notte ti alzerai una volta
e verrai in cappella ». Risposi di si, ma avevo una certa difficoltà
a recarmi dalla Superiora. Verso sera Gesù mi chiese: « Fino
a quando rimanderai?». Decisi di parlarne alla Madre Superiora al
primo incontro. il giorno dopo prima di mezzogiorno mi accorsi che la Madre
Superiora andava in refettorio e siccome la cucina, il refettorio e la stanzetta
di Suor Luisa si trovano quasi assieme, invitai la Madre Superiora nella stanzetta
di Suor Luisa e le riferII la richiesta di Gesù. La Madre mi rispose:
« Non le permetto di portare nessun cilicio. Nel modo più assoluto.
Se Gesù le dà la forza di un colosso, le permetterò queste
mortificazioni ». Mi scusai con la Madre per averle fatto perdere tempo
ed uscII dalla stanzetta. All'improvviso vidi Gesù in piedi sulla porta
della cucina e Gli dissi: « Mi ordini di andare a chiedere delle penitenze,
che la Madre Superiora non intende permettere ». Allora Gesù mi
disse: «Ero qui durante il colloquio con la Superiora e so tutto e
non voglio le tue mortificazioni, ma l'obbedienza. Con questo Mi dai una grande
gloria ed acquisti dei meriti per te ». Una delle Madri, quando venne
a conoscere il mio stretto rapporto con Gesù, mi disse che ero una povera
illusa. Mi disse che Gesù manteneva rapporti simili solo coi santi «
e non con anime peccatrici come lei, sorella ». Da quel momento fu come
se diffidassi di Gesù. In un colloquio mattutino dissi a Gesù:
« Gesù, non sei per caso un'illusione? ». Gesù mi
rispose: « Il Mio amore non delude nessuno ».
Una volta stavo riflettendo sulla SS. Trinità, sull'Essenza di Dio. Volevo
assolutamente approfondire e conoscere chi è questo Dio... In un istante
il mio spirito venne come rapito in un altro mondo. Vidi un bagliore inaccessibile
e in esso come tre sorgenti di luce, che non riuscii a comprendere. E da quella
luce uscivano parole sotto forma di fulmini, che si aggiravano attorno al cielo
ed alla terra. Non comprendendo nulla di questo, mi rattristai molto. Improvvisamente
dal mare di luce inaccessibile usci il nostro amato Salvatore, di una bellezza
inconcepibile, con le Piaghe sfavillanti: E da quella luce si udì questa
voce: « Qual è Dio nella Sua essenza, nessuno potrà sviscerarlo,
né la mente angelica, né umana ». Gesù mi disse:
« Procura di conoacere Dio attraverso la meditazione dei Suoi attributi
». Un momento dopo Gesù tracciò con la mano il segno
della croce e scomparve.
Una volta vidi una gran folla di gente nella nostra cappella, davanti
alla cappella e sulla strada, perché non c'era posto nella cappella.
La cappella era addobbata per una solennità. Vicino all'altare c'era
un gran numero di ecclesiastici, poi le nostre suore e molte di altre congregazioni.
Aspettavano tutti la persona che doveva prendere posto sull'altare. Ad un tratto
sentii una voce che diceva che io dovevo prendere il posto sull'altare. Però
appena uscii dall'abitazione, cioè dal corridoio per attraversare il
cortile ed andare in cappella seguendo la voce che mi chiamava, ecco che tutta
la gente cominciò a gettarmi addosso tutto quello che poteva: fango,
sassi, sabbia, scope, tanto che in un primo momento rimasi indecisa se proseguire
o meno; ma quella voce mi chiamava con insistenza ancora maggiore ed allora,
nonostante tutto, cominciai ad avanzare coraggiosamente. Quando attraversai
la soglia della cappella, i superiori, le suore, le educande e perfino i genitori
cominciarono a colpirmi con quello che potevano tanto che, volente o nolente,
dovetti salire in fretta al posto destinato sull'altare. Non appena occupai
il posto destinato, subito quella stessa gente e le educande, e le suore, e
i superiori, e i genitori, tutti cominciarono a tendere le mani ed a chiedere
grazie ed io non provavo alcun risentimento verso di loro, che m'avevano scagliato
addosso tutta quella roba ed anzi stranamente provavo un amore particolarissimo
proprio per quelle persone che mi avevano costretta a salire più rapidamente
nel posto a me destinato. In quel momento la mia anima fu inondata da una felicità
inconcepibile ed udii queste parole: « Fa' quello che vuoi, distribuisci
grazie come vuoi, a chi vuoi e quando vuoi». E subito la visione scomparve.
Una volta sentii queste parole: « Va' dalla Superiora e chiedi che
ti permetta di fare ogni giorno un'ora di adorazione per nove giorni; durante
questa adorazione cerca di fare la tua preghiera con Mia Madre. Prega di cuore
in unione con Maria; procura inoltre in questo tempo di fare la Via Crucis ».
Ottenni il permesso non per un'ora intera, ma soltanto per il tempo che
avevo, dopo compiuti i miei doveri. Dovevo fare quella novena per la patria.
Il settimo giorno della novena vidi la Madonna fra cielo e terra, in una veste
chiara. Pregava con le mani giunte sul petto e lo sguardo rivolto al cielo e
dal suo Cuore uscivano dei raggi di fuoco, alcuni dei quali erano diretti verso
il cielo, mentre gli altri coprivano la nostra terra. Quando parlai di alcune
di queste cose col confessore, mi rispose che potevano provenire realmente da
Dio, ma che potevano anche essere un'illusione. Siccome avevo spesso dei cambiamenti,
non avevo un confessore fisso e per di più facevo una fatica incredibile
ad esporre cose di quel genere. Perciò pregavo ardentemente perché
il Signore mi concedesse una grande grazia, quella di avere un direttore spirituale.
Ma questa grazia l'ottenni soltanto dopo i voti perpetui, quando venni a Wilno.
Si tratta di Don Sopocko. Il Signore me l'aveva fatto conoscere interiormente,
prima che arrivassi a WIIno. Se avessi avuto fin dall'inizio un direttore spirituale,
non avrei sprecato tante grazie del Signore. Un confessore può essere
di grande aiuto per un'anima, ma può anche procurarle molto danno. Oh!
come dovrebbero stare attenti i confessori all'azione della grazia di Dio nell'anima
dei loro penitenti. Questa è una cosa di grande importanza. Dalle grazie
di un'anima si può conoscere il suo stretto rapporto con Dio. Una volta
venni citata al giudizio di Dio. Stetti davanti al Signore faccia a faccia.
Gesù era tale e quale è durante la Passione. Dopo un momento scomparvero
le Piaghe e ne rimasero solo cinque: alle mani, ai piedi ed al costato. Vidi
immediatamente tutto lo stato della mia anima, cosi come la vede Iddio. Vidi
chiaramente tutto quello che a Dio non piace. Non sapevo che bisogna rendere
conto al Signore anche di ombre tanto piccole. Che momento! Chi potrà
descriverlo? Trovassi di fronte altre volte Santo! Gesù mi domandò:
«Chi sei? ». Risposi: « Io sono una tua serva, Signore
». « Devi scontare un giorno di fuoco nel purgatorio ».
Avrei voluto gettarmi immediatamente fra le fiamme del purgatorio, ma Gesù
mi trattenne e disse: « Che cosa preferisci: soffrire adesso per un
giorno oppure per un breve tempo sulla terra? ». Risposi: «
Gesù, voglio soffrire in purgatorio e voglio soffrire sulla terra sia
pure i più grandi tormenti fino alla fine del mondo ». Gesù
disse: « E sufficiente una cosa sola. Scenderai in terra e soffrirai
molto, ma non per molto tempo ed eseguirai la Mia volontà ed i Miei desideri
ed un Mio servo fedele ti aiuterà ad eseguirla. Ora posa il capo sul
Mio petto, sul Mio Cuore ed attingivi forza e vigore per tutte le sofferenze,
dato che altrove non troverai sollievo, né aiuto, né conforto.
Sappi che avrai molto, molto da soffrire, ma questo non ti spaventi. Io sono
con te ». Poco dopo mi ammalai. I disturbi fisici furono una scuola
di pazienza per me. Solo Gesù sa quanti sforzi di volontà dovetti
fare per adempiere i miei doveri. Gesù quando intende purificare un'anima,
usa gli strumenti che vuole. La mia anima si sente completamente abbandonata
dalle creature. Talvolta l'intenzione più retta viene interpretata male
dalle suore. Questa è una sofferenza molto dolorosa, ma il Signore la
permette e bisogna accettarla, perché questo ci fa assomigliare maggiormente
a Gesù. Una cosa non sono riuscita a comprendere per molto tempo, cioè
che Gesù mi ordinava di dire tutto ai superiori, mentre i superiori non
credevano alle mie parole e mi commiseravano come fossi stata una povera illusa
o una vittima della mia fantasticheria. Per questo motivo, temendo di essere
un'illusa, decisi di evitare interiormente Dio, dato che avevo paura delle illusioni.
Ma la grazia di Dio m'inseguiva ad ogni passo e quando meno me l'aspettavo,
Iddio mi rivolgeva la parola.
Un giorno Gesù mi disse che avrebbe fatto scendere il castigo su di
una città, che è la più bella della nostra Patria. il castigo
doveva essere uguale a quello inflitto da Dio a Sodoma e Gomorra. Vidi la grande
collera di Dio ed un brivido mi scosse, mi trafisse il cuore. Pregai in silenzio.
Un momento dopo Gesù mi disse: « Bambina Mia, unisciti strettamente
a Me durante il sacrificio ed offri al Padre Celeste il Mio Sangue e le Mie
Piaghe per impetrare il perdono per i peccati di quella città. Ripeti
ciò senza interruzione per tutta la S. Messa. Fallo per sette giorni
». Il settimo giorno vidi Gesù su di una nuvola chiara e mi
misi a pregare perché Gesù posasse il Suo sguardo sulla città
e su tutto il nostro paese. Gesù diede uno sguardo benigno. Quando notai
la benevolenza di Gesù, cominciai ad implorarne la benedizione. Ad un
tratto Gesù disse: « Per te benedico l'intero paese »
e fece con la mano un gran segno di croce sulla nostra Patria. Vedendo la bontà
del Signore, l'anima mia fu inondata da una grande gioia.
1929. Una volta, durante la S. Messa, sentii la vicinanza di Dio in una maniera
particolarissima, nonostante che mi difendessi e mi tenessi lontana da Lui.
Talvolta sfuggivo a Dio proprio perché non volevo essere vittima dello
spirito maligno, dato che qualcbe volta m avevano detto che lo ero. E questa
incertezza durò per lungo tempo. Durante la S. Messa, prima della S.
Comunione, ci fu la rinnovazione dei voti. Quando uscimmo dagli inginocchiatoi
e cominciammo a pronunciare la formula dei voti, improvvisamente Gesù
si mise accanto a me. Aveva una veste bianca ed una cintura d'oro e mi disse:
« Ti concedo eterno amore, affinché la tua purezza sia intatta
ed a conferma che non andrai mai soggetta a tentazioni impure ». Gesù
si slacciò la cintura d'oro che aveva e con quella cinse i miei fianchi.
Da quel momento non ho più provato alcun turbamento contrario alla virtù
né nel cuore, né nella mente. Compresi in seguito che questa è
una delle più grandi grazie, che mi aveva ottenuto la Santissima Vergine
Maria, dato che per questa grazia l'avevo pregata per molti anni. Da allora
è aumentata la mia devozione per la Madre di Dio. È Lei che mi
ha insegnato ad amare interiormente Iddio e come adempire in tutto la Sua santa
volontà. O Maria, Tu sei la gioia, poiché attraverso Te Iddio
è sceso in terra e nel mio cuore. Una volta vidi un ministro di Dio in
pericolo di commettere un peccato grave, che doveva avvenire da un momento all'altro.
Presi a supplicare Dio che mandasse a me tutti i tormenti dell'inferno, tutti
i dolori che voleva e in cambio chiesi la liberazione e l'allontanamento di
quel sacerdote dall'occasione di commettere peccato. Gesù esaudì
la mia preghiera ed all'istante sentii sulla testa la corona di spine. Le spine
di quella corona mi penetrarono fino al cervello. Ciò durò tre
ore ed il ministro di Dio fu liberato da quel peccato ed il Signore rafforzò
la sua anima mediante una grazia speciale.
Una volta, il giorno di Natale, sento che s'impossessa di me l'onnipotenza,
la presenza di Dio. E di nuovo evito interiormente l'incontro col Signore. Domandai
alla Madre Superiora il permesso di andare a «Jozefinek: », per
fare una visita alle suore. La Madre Superiora ci diede il permesso e subito
dopo il pranzo, cominciammo a prepararci. Le consorelle mi stavano già
aspettando sulla porta del convento. Io andai di corsa nella cella a prendere
la mantellina. Ritornando dalla cella e passando vicino alla piccola cappellina,
sulla soglia scorsi Gesù, il quale mi disse queste parole : «
Va' pure, ma Io ti prendo il cuore ». Ed all'improvviso avvertii di
non avere più il cuore nel petto. Dato che le suore mi avevano fatto
osservare che dovevo andare più in fretta poiché era già
tardi, me ne andai immediatamente con loro. Ma una grande insoddisfazione cominciò
ad opprimermi. Una strana nostalgia s'impadronì di me. Nessuno però,
tranne il Signore, era al corrente di quello che era avvenuto nella mia anima.
Quando ci eravamo trattenute un attimo a « Jòzefinek », io
dissi alle consorelle: « Torniamo a casa ». Le suore chiesero di
riposarsi almeno un momento, ma il mio spirito non riusciva a trovar pace. Mi
giustificai dicendo che dovevamo tornare prima che si facesse buio, dato che
c'è un bel tratto di strada, e tornammo subito a casa. Quando la Madre
Superiora ci incontrò nel corridoio, mi domandò: « Non siete
ancora partite o siete già tornate? ». Risposi che eravamo già
rientrate, perché non volevo tornare di sera. Mi tolsi la mantellina
e mi recai immediatamente nella piccola cappella. Appena entrai, Gesù
mi disse: «Vai dalla Madre Superiora e dille che non è vero
che sei tornata per essere a casa prima di sera, ma perché ti ho portato
via il cuore ». Sebbene la cosa mi costasse molto, andai dalla Superiora
e dissi sinceramente il motivo per il quale ero tornata così presto e
chiesi perdono al Signore per tutto quello che a Lui non piace. E subito Gesù
inondò la mia anima di una grande gioia. Compresi che, all'infuori di
Dio, non cè contentezza da nessuna parte. Una volta vidi due suore che
stavano per entrare nell'inferno. Un dolore indescrivibile mi strinse l'anima.
Pregai Iddio per loro e Gesù mi disse: «Va' dalla Madre Superiora
e dille che quelle due suore si trovano nell'occasione di commettere un peccato
grave ». il giorno dopo lo dissi alla Superiora. Una di esse è
già in stato di fervore; l'altra sta sostenendo una grande battaglia.
Una volta Gesù mi disse: Abbandonerò questa casa.. poiché
vi sono cose che non Mi piacciono. E l'Ostia uscì dal tabernacolo
e si posò nelle mie mani, ed io con gioia la riposi nel tabernacolo.
Il fatto si ripeté una seconda volta e io feci lo stesso. Ma la cosa
si ripeté una terza volta e l'Ostia si trasformò nel Signore Gesù
vivo, e Gesù mi disse: « Io non rimarrò qui più
a lungo». Allora nella mia anima si risvegliò improvvisamente
un grande amore per Gesù e dissi: « E io non Ti lascerò
partire, Gesù, da questa casa ». E Gesù scomparve di nuovo
e l'Ostia si posò nelle mie mani. La riposi nuovamente nella pisside
e chiusi il tabernacolo. E Gesù rimase con noi. Per tre giorni mi preoccupai
di fare l'adorazione riparatrice. Una volta Gesù mi disse: «
Fa' sapere alla Madre Generale che in questa casa... succede la tal cosa...
che non Mi piace e che Mi offende molto». Non lo feci sapere subito
alla Madre; ma il turbamento che m'inviò il Signore, non mi permise d'attendere
un momento di più e scrissi subito alla Madre Generale e la pace ritornò
nella mia anima. Sperimentavo spesso sul mio corpo la Passione del Signore,
sebbene ciò non fosse visibile all'esterno; di questo sono contenta,
poiché Gesù vuole così. Ma questo durò per un breve
periodo. Quelle sofferenze accesero nella mia anima il fuoco dell'amore per
Iddio e per le anime immortali. L'amore sopporterà tutto; l'amore andrà
oltre la morte; l'amore non teme niente.
CONSIGLI SPIRITUALI DATIMI DA PADRE ANDRASZ S. J.
Primo.
Non
le è lecito, sorella, sfuggire a queste ispirazioni interiori ma
deve informare di tutto il confessore. Se lei riconosce che tali ispirazioni
interiori riguardano, ossia sono di vantaggio alla sua anima o ad altre anime,
la prego di ascoltarle e non le è permesso trascurarle, ma sempre d'accordo
col proprio confessore. Secondo. Se queste ispirazioni non concordano
con la fede e con lo spirito della Chiesa, bisogna respingerle immediatamente,
poiché provengono dallo spirito maligno. Terzo. Se queste ispirazioni
non riguardano le anime in generale, né il loro bene in particolare,
allora, sorella, non se ne preoccupi eccessivamente, e non le prenda affatto
in considerazione. Tuttavia non decida da sola in questa materia in un senso
e nell'altro, poiché può andare fuori strada, nonostante queste
grandi grazie del Signore. Umiltà, umiltà e sempre umiltà,
poiché noi da soli non possiamo nulla. Tutto questo è soltanto
grazia di Dio. Mi dice che Iddio esige tanta fiducia dalle anime; ebbene sia
lei la prima a dare la dimostrazione di tale fiducia. Ancora una parola: accetti
tutto questo con serenità. Parola di uno dei confessori: Sorella, Iddio
le prepara molte grazie particolari, ma lei faccia in modo che la sua vita sia
pura come le lacrime davanti al Signore, senza badare a quello che potranno
pensare di lei. Le basti Iddio e Lui solo. Verso la fine del noviziato il confessore
mi disse queste parole: Avanza nella vita facendo del bene, in modo che sulle
pagine della tua vita io possa scrivere: visse facendo del bene. Iddio realizzi
questo in lei, sorella. Un'altra volta il confessore mi disse: si comporti davanti
al Signore come la vedova del Vangelo, la quale benché avesse deposto
nel tesoro una moneta spicciola di poco valore, dal Signore fu ritenuta più
meritevole di quelli che avevano fatto ricche offerte. Un'altra volta ricevetti
questo insegnamento: si comporti in modo che chiunque si avvicini a lei, se
ne parta felice. Diffonda attorno a sé il profumo della felicità,
poiché da Dio ha ricevuto molto e quindi deve dare molto agli altri.
Che tutti possano ripartire felici da lei, anche se hanno appena sfiorato l'orlo
della sua veste. Ricorda bene le parole che ti ho detto ora. Un'altra volta
mi disse queste parole: permetta al Signore di spingere la navicella della sua
vita in alto mare, sulle acque immensamente profonde della vita interiore. Alcune
parole di un colloquio avuto con la Madre Maestra verso la fine del noviziato:
la caratteristica particolare della sua anima sia la semplicità e l'umiltà.
Vada attraverso il cammino della vita come una bambina, sempre fiduciosa, sempre
provvista di semplicità ed umiltà, contenta di tutto, felice di
tutto. Là dove le altre anime si spaventano, lei, sorella, passi tranquillamente
grazie alla semplicità ed all'umiltà. Questo, sorella, lo ricordi
per tutta la vita: come le acque scendono dai monti verso le valli, così
le grazie del Signore scendono soltanto sulle anime umili. O mio Dio, comprendo
bene che vuoi da me l'infanzia spirituale, dato che me la chiedi continuamente
tramite i Tuoi rappresentanti. Le sofferenze e le contrarietà all'inizio
della vita religiosa mi avevano spaventata e mi avevano tolto il coraggio. Per
questo pregavo continuamente perché Gesù mi rendesse più
forte e mi concedesse il vigore del Suo Santo Spirito, per poter adempiere in
tutto la Sua santa Volontà, poiché fin dall'inizio conoscevo e
conosco tuttora la mia debolezza. So bene chi sono da me stessa, poiché
Gesù ha svelato agli occhi della mia anima tutto l'abisso della mia miseria
e pertanto mi rendo conto perfettamente che tutto quello che c'è di buono
nella mia anima è soltanto frutto della Sua santa grazia. La consapevolezza
della mia miseria mi fa conoscere in pari tempo l'abisso della Tua Misericordia.
Nella mia vita interiore guardo con un occhio verso l'abisso di miseria e di
abiezione che sono io, e con l'altro occhio verso l'abisso della Tua Misericordia,
o Dio. O mio Gesù, Tu sei la vita della mia vita. Tu sai bene che non
desidero nient'altro all'infuori della gloria del Tuo Nome e che le anime conoscano
la Tua bontà. Perché le anime si tengono lontano da Te, o Gesù?
Questo proprio non lo capisco. Oh! potessi io dividere il mio cuore in minime
particelle e offrirtele, o Gesù, in modo che ogni particella fosse come
un cuore intero, nell'intento di compensarTi, almeno in parte per i cuori che
non Ti amano! Ti amo, Gesù, con ogni goccia del mio sangue e lo verserei
volentieri per Te, per darTi la prova del mio amore sincero. O Dio, più
Ti conosco e meno riesco a comprenderTi, ma questa mia incapacità a comprenderTi
mi fa capire quanto sei grande, o Dio. E questa impossibilità
a comprenderTi accende una nuova fiamma nel mio cuore per Te, o Signore. Dal
momento in cui mi hai permesso, o Gesù, di immergere lo sguardo della
mia anima in Te, riposo e non desidero nient'altro. Ho trovato la mia destinazione
nel momento in cui la mia anima è annegata in Te, unico oggetto del mio
amore. Tutto è nulla se lo si confronta con Te. Le sofferenze, le contrarietà,
le umiliazioni, gli insuccessi, i sospetti che gravano su di me, sono fuscelli
che ravvivano il mio amore verso di Te, o Gesù. Pazzi ed irrealizzabilì
sono i miei desideri. Desidero nascondere a Te che soffro. Per I i miei sforzi
e le mie opere buone desidero non essere mai ricompensata. O Gesù, Tu
solo sei la mia ricompensa. Tu mi basti, o Tesoro del mio cuore. Desidero condividere
le sofferenze del prossimo e tener nascoste nel cuore le mie sofferenze non
solo al prossimo, ma anche a Te, o Gesù. Le sofferenze sono una grande
grazia. Attraverso la sofferenza l'anima diviene simile al Salvatore; nella
sofferenza l'amore si cristallizza: maggiore è la sofferenza, più
puro diviene l'amore.
Una volta di notte venne a trovarmi una delle nostre suore, che era morta due
mesi prima. Era una suora del primo coro. La vidi in uno stato spaventoso: tutta
avvolta dalle fiamme, con la faccia dolorosamente stravolta. L'apparizione durò
un breve momento e scomparve. I brividi trapassarono la mia anima, ma pur non
sapendo dove soffrisse, se in purgatorio o all'inferno, raddoppiai in ogni caso
le mie preghiere per lei. La notte seguente venne di nuovo ed era in uno stato
ancora più spaventoso, tra fiamme più fitte, sul suo volto era
evidente la disperazione. Rimasi molto sorpresa di vederla in condizioni più
orribili, dopo le preghiere che avevo offerto per lei e le chiesi: « Non
ti hanno giovato per nulla le mie preghiere? ». Mi rispose che le mie
preghiere non le erano servite a nulla e che niente poteva aiutarla. Domandai:
« E le preghiere fatte per te da tutta la Congregazione, anche quelle
non ti hanno giovato niente? ». Mi rispose: « Niente. Quelle preghiere
sono andate a profitto di altre anime ». E io le dissi: «Se le mie
preghiere non le giovano per niente, la prego di non venire da me ». E
scomparve immediatamente. Io però non cessai di pregare. Dopo un certo
tempo venne di nuovo da me di notte, ma in uno stato diverso. Non era tra le
fiamme come prima ed il suo volto era raggiante, gli occhi brillavano di gioia
e mi disse che avevo il vero amore per il prossimo, che molte altre anime avevano
avuto giovamento dalle mie preghiere e mi esortò a non cessare di pregare
per le anime sofferenti nel purgatorio e mi disse che essa non sarebbe rimasta
a lungo in purgatorio. I giudizi di Dio sono veramente misteriosi!
1933
Una
volta udii nel mio intimo questa voce: « Fa' una novena per la Patria.
La novena consisterà nelle litanie dei Santi. Chiedi il permesso al confessore
». Durante la successiva confessione ottenni il permesso e la sera
iniziai subito la novena. Verso la fine delle litanie vidi un grande chiarore
ed in esso Dio Padre. Fra quel chiarore e la terra vidi Gesù inchiodato
sulla croce in modo tale che Iddio, volendo guardare sulla terra, doveva guardare
attraverso le Piaghe di Gesù. E compresi che per riguardo di Gesù
Iddio benediva la terra. Gesù, Ti ringrazio per questa grande grazia,
cioè per il confessore, che Tu stesso Ti sei degnato di scegliermi e
che mi hai fatto vedere in visione prima che lo conoscessi di persona. Quando
ero andata a confessarmi da Padre Andrasz, pensavo che sarei stata liberata
dalle mie ispirazioni interiori. Il Padre mi rispose che non mi poteva liberare,
ma: « Preghi, sorella, per ottenere un direttore spirituale ». Dopo
una breve e fervida preghiera vidi di nuovo Don Sopocko nella nostra cappella
fra il confessionale e l'altare. Allora mi trovavo a Cracovia. Queste due visioni
mi rafforzarono tanto più nello spirito in quanto lo trovai così
come lo avevo visto in visione sia a Varsavia durante la terza probazione, sia
a Cracovia. Gesù, Ti ringrazio per questa grande grazia. Adesso tremo
quando sento dire talvolta da qualche anima che non ha il confessore, cioè
il direttore spirituale. So bene infatti quali gravi danni ho avuto io stessa
quando non avevo questo aiuto. Senza un direttore spirituale si può andare
facilmente fuori strada. O vita grigia e monotona, quanti tesori in te! Nessun'ora
è uguale all'altra, per cui il grigiore e la monotonia scompaiono, quando
considero ogni cosa con l'occhio della fede. La grazia elargita a me in quest'ora,
non si ripeterà nell'ora successiva. Mi verrà data anche nell'ora
successiva, ma non sarà più la stessa. il tempo passa e non ritorna
più. Ciò che contiene in sé, non si cambierà mai:
lo sigilla col sigillo per l'eternità.
Don Sopocko dev'essere molto amato dal Signore. Lo dico perché ho avuto
modo di constatare quanto il Signore si preoccupi per lui in certi momenti Nel
notare ciò sono enormemente lieta che il Signore abbia degli eletti di
questo genere.
LA GITA A KALWARIA.
Ero venuta a Wilno per due mesi a sostituire una suora,
che era andata alla terza probazione, ma mi trattenni un po' più di due
mesi. Un giorno la Madre Superiora, volendomi fare una cortesia, mi diede il
permesso di andare, in compagnia di un'altra suora, a Kalwaria, a fare il così
detto « giro dei sentierini ». Ne fui molto contenta. Dovevamo andare
col battello, benché fosse così vicino; ma tale era il desiderio
della Madre Superiora. La sera Gesù mi disse: « Io desidero
che tu rimanga a casa ». Risposi: « Gesù, ormai è
già tutto preparato, che dobbiamo partire domattina. Che faccio io adesso?
». Ed il Signore mi rispose: « Questa gita arrecherà danno
alla tua anima ». Risposi a Gesù: « Tu puoi sempre porvi
rimedio. Disponi le circostanze in modo tale che sia fatta la Tua volontà
». In quel momento suonò il campanello per il riposo. Con uno sguardo
salutai Gesù e andai nella cella. La mattina è una bella giornata.
La mia compagna si rallegra pensando che avremo una grande soddisfazione, che
potremo visitare tutto; ma io ero sicura che non saremmo partite, sebbene fino
a quel momento non ci fosse stato alcun ostacolo ad impedirci di partire. Dovevamo
ricevere per tempo la S. Comunione e partire subito dopo il ringraziamento.
All'improvviso, durante la S. Comunione, la giornata da bella che era cambiò
completamente. Le nuvole, venute non si sa da dove, coprirono tutto il cielo
e cominciò una pioggia torrenziale. Erano tutti stupiti, dato che in
una giornata così bella chi poteva aspettarsi la pioggia e che cambiasse
a quel modo in così poco tempo? La Madre Superiora mi disse: «
Quanto mi dispiace che non possiate partire! ». Risposi: « Cara
Madre, non fa nulla che non siamo partite: Dio vuole che restiamo a casa ».
Nessuno però sapeva che era espresso desiderio di Gesù che restassi
in casa. Trascorsi tutta la giornata nel raccoglimento e nella meditazione;
ringraziai il Signore per avermi trattenuta in casa. In quel giorno Dio mi concesse
molte consolazioni celesti. Una volta, in noviziato, avendomi la Madre Maestra
destinata alla cucina delle figliole, mi affrissi assai di non essere in grado
di maneggiare le marmitte, che erano enormi. La cosa più difficile per
me era quella di scolare le patate; talvolta ne versavo fuori la metà.
Quando lo dissi alla Madre Maestra, mi rispose che poco alla volta mi ci sarei
abituata e avrei fatto pratica. Questa difficoltà tuttavia non scompariva,
giacché le mie forze diminuivano ogni giorno e, per mancanza di forze,
al momento di scolare le patate, mi tiravo indietro. Le suore accorsero che
evitavo quel lavoro e se ne meravigliavano enormemente, non sapendo che non
ero in grado di aiutarle, nonostante mi impegnassi con tutto lo zelo e senza
riguardo di me stessa. Durante l'esame di coscienza di mezzogiorno, mi lamentai
col Signore per la diminuzione delle forze. Fu allora che udii dentro di me
queste parole: « Da oggi in poi, ti riuscirà assai facile; accrescerò
le tue forze ». La sera, venuto il momento di scolare le patate, m'affrettai
per prima, fiduciosa nelle parole del Signore. Afferrai la marmitta con disinvoltura
e scolai le patate con facilità. Ma quando sollevai il coperchio per
farne uscire il vapore, invece delle patate notai nella marmitta interi fasci
di rose rosse, così belle che non riuscirei a descriverle. Mai prima
d'allora ne avevo vedute di simili. Rimasi stupefatta, non potendo comprenderne
il significato; ma in quell'istante udii in me una voce che diceva: «Il
tuo duro lavoro Io lo trasformo in mazzi di stupendi fiori, mentre il loro profumo
sale su fino al Mio trono». Da quel momento cercai di scolare le patate
non solo durante la settimana assegnatami in cucina, ma feci di tutto per sostituire
le mie compagne durante il loro turno. E non solamente in questo, ma in ogni
altro lavoro faticoso cercavo di essere la prima a dare una mano, avendo sperimentato
quanto ciò fosse gradito a Dio. O tesoro inesauribile della rettitudine
dell'intenzione, che rendi perfette e tanto gradite al Signore tutte le nostre
azioni! O Gesù, Tu sai quanto sono debole, perciò rimani sempre
con me, guida le mie azioni e tutto il mio essere. Tu, o mio ottimo Maestro!
Per la verità, o Gesù, m'investe la paura quando considero la
mia miseria, ma nello stesso tempo mi tranquillizzo considerando la Tua insondabile
Misericordia, che è più grande della mia miseria di tutta un'eternità.
E questa disposizione d'animo mi riveste della Tua potenza. O gioia che deriva
dalla conoscenza di me stessa! O Verità immutabile, eterna è la
Tua saldezza! Quando, poco dopo i primi voti mi ammalai e, nonostante l'amorevole
e premuroso interessamento dei Superiori e le cure dei medici, non mi sentii
né meglio né peggio, allora cominciarono a giungermi voci che
mi sospettavano di fingere. E così cominciò la mia sofferenza,
che divenne doppia e durò per un tempo abbastanza lungo. Un giorno mi
lamentai con Gesù, perchénel Signore, il miglior Maestro. In un
certo momento, quando s'impossessò di me il dubbio se la voce che mi
parlava provenisse o meno dal Signore, io ero un peso per le consorelle. Gesù
mi rispose: Non vivi per te, ma per le anime. Dalle tue sofferenze trarranno
vantaggio altre anime. Le tue prolungate sofferenze daranno loro la luce e la
forza per uniformarsi alla Mia volontà La sofferenza più dura
per me consisteva nel fatto che mi sembrava che né le mie preghiere nè
le buone azioni fossero gradite a Dio. Non avevo il coraggio di alzare gli occhi
al cielo. Ciò mi causava una sofferenza così grande che diverse
volte, quando ero in cappella per le preghiere comunitarie, la Madre Superiora,
finite le preghiere mi chiamava presso di sé e mi diceva: « Chieda,
sorella, a Dio grazia e consolazione perché, come noto in realtà
io stessa e le Suore mi riferiscono, al solo vederla, sorella, lei suscita compassione.
Non so proprio cosa fare con lei. Le ordino di non affliggersi per nessuna ragione
». Ma tutti questi colloqui con la Madre Superiora non mi procuravano
sollievo, né alcun chiarimento della mia situazione. Un buio ancora più
fitto mi nascondeva Dio. Cercavo aiuto nel confessionale, ma anche li non lo
trovavo. Un pio sacerdote avrebbe voluto aiutarmi, ma io ero così degna
di commiserazione che non riuscivo nemmeno a spiegargli i miei tormenti e questo
mi causava una tortura ancora maggiore. Una tristezza mortale aveva invaso la
mia anima a tal punto, che non riuscivo a nasconderla, ma era evidente anche
all'esterno. Avevo perso la speranza. La notte diventava sempre più buia.
Il sacerdote dal quale mi confessavo una volta mi disse: « Io vedo in
lei, sorella, delle grazie particolari e sono completamente tranquillo sul suo
conto. Perché dunque si tormenta tanto? ». Ma io allora questo
non lo capivo e perciò mi meravigliavo enormemente quando per penitenza
mi veniva ordinato di recitare il Te Deum od il Magniflcat e talvolta di sera
dovevo correre velocemente per il giardino, oppure ridere forte dieci volte
al giorno. Queste penitenze mi stupivano molto, ma ciononostante quel sacerdote
non mi fu di molto aiuto. Evidentemente il Signore voleva che Lo adorassi con
la sofferenza. Quel sacerdote mi confortava dicendo che in quello stato
ero più gradita a Dio, che se avessi sovrabbondato nelle più grandi
consolazioni. « Che grande grazia di Dio, sorella, che lei nell'attuale
stato di tormenti spIrituali non offenda Dio, ma cerchi di esercitarsi nelle
virtù. Io osservo la sua anima, sorella; vi scorgo grandi disegni da
parte di Dio e grazie speciali e vedendo ciò in lei, sorella, ne rendo
grazie al Signore ». Però, nonostante tutto, la mia anima si trovava
in un supplizio e in un tormento inesprimibili. Imitavo il cieco, che si fida
della propria guida e la tiene saldamente per mano e non mi allontanavo nemmeno
un attimo dall'obbedienza, che fu la mia àncora di salvezza in quella
prova di fuoco.
O Gesù, Verità Eterna, consolida le mie deboli forze. Tu, Signore,
puoi tutto. So che i miei sforzi senza di Te sono niente. O Gesù, non
nasconderTi davanti a me, poiché io non posso vivere senza di Te. Ascolta
il grido della mia anima. La Tua Misericordia, Signore, non si è esaurita,
perciò abbi pietà della mia miseria. La Tua Misericordia supera
l'intelligenza degli Angeli e degli uomini messi insieme e, sebbene a me sembri
che Tu non mi ascolti, tuttavia ho posto la fiducia nel mare della Tua Misericordia
e so che la mia speranza non rimarrà delusa. Soltanto Gesù sa
quanto è pesante e difficoltoso compiere i propri doveri, quando un'anima
è in quello stato di tormenti interiori, le forze fisiche sono ridotte
e la mente è offuscata. Nel silenzio del mio cuore ripetevo a me stessa:
« O Cristo, per Te le delizie e l'onore e la gloria e per me la sofferenza.
Non m'attarderò nemmeno di un passo nel seguirTi, benché le spine
mi trafiggano i piedi ». Quando fui mandata a curarmi nella casa di Plock,
ebbi la fortuna di ornare di fiori la cappella. il fatto accadde a Biala. Suor
Tecla non sempre aveva tempo e perciò spesso ornavo la cappella da sola.
Un giorno raccolsi le rose più belle per abbellire la camera di una certa
persona. Quando mi avvicinai al portico, vidi Gesù che era li in piedi
nel portico e mi domandò amabilmente: « Figlia Mia, a chi porti
quei fiori? ». il mio silenzio fu la risposta al Signore, dato che
in quel momento mi resi conto che avevo un attaccamento molto sottile per quella
persona, di cui in precedenza non m'ero accorta. Gesù scomparve immediatamente.
Io all'istante gettai quei fiori per terra ed andai davanti al SS.mo Sacramento
col cuore pieno di riconoscenza per la grazia di aver conosciuto me stessa.
O Sole Divino, vicino ai Tuoi raggi l'anima nota anche i più piccoli
granelli di polvere, che a Te non piacciono. O Gesù, Verità Eterna,
nostra Vita, invoco e mendico la Tua Misericordia per i poveri peccatori. O
Cuore dolcissimo del mio Signore, pieno di compassione e di insondabile Misericordia
T'imploro per i poveri peccatori. O Cuore Santissimo, Sorgente di Misericordia,
dal quale scaturiscono raggi di grazie inconcepibili per tutto il genere umano,
da Te imploro la luce per i poveri peccatori. O Gesù, ricorda la Tua
dolorosa Passione e non permettere che periscano anime redente col Tuo preziosissimo
e santissimo Sangue. O Gesù, quando considero il grande prezzo del Tuo
Sangue, gioisco per il suo grande valore, dato che una sola goccia sarebbe bastata
per tutti i peccatori. Benché il peccato sia un abisso di cattiveria
e d'ingratitudine, tuttavia il prezzo pagato per noi è assolutamente
incomparabile. Pertanto ogni anima abbia fiducia nella Passione del Signore,
speri nella Misericordia. Iddio non nega a nessuno la Sua Misericordia. il cielo
e la terra possono cambiare, ma la Misericordia di Dio non si esaurisce. Oh!
quale gioia arde nel mio cuore, quando considero questa Tua incomprensibile
bontà, o Gesù mio. Voglio condurre ai Tuoi piedi tutti i peccatori,
affinché lodino la Tua Misericordia per i secoli infiniti. O Gesù
mio, benché una notte buia mi circondi e nuvole oscure mi velino l'orizzonte,
so tuttavia che il sole non si spegne. O Signore, benché non Ti possa
comprendere e non comprenda il Tuo operare, confido però nella Tua Misericordia.
Se questa è la Tua volontà, o Signore, che io viva sempre in tale
oscurità, Sii benedetto. Una cosa soltanto Ti chiedo, o mio Gesù,
non permettere che io Ti offenda in nessun modo. O Gesù mio, Tu solo
conosci la nostalgia e le sofferenze del mio cuore. Sono lieta di poter soffrire
almeno un po' per Te. Quando sento che la sofferenza supera le mie forze, allora
mi rifugio presso il Signore nel SS.mo Sacramento ed un profondo silenzio è
il mio colloquio col Signore.